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Tappa 10: “Le stanze dei futuri possibili”

Clima, dispersione scolastica, l’immaginazione che riapre la porta dell’aula

Coordinata — Adolescenza al margine urbano, resilienza climatica, educazione che riaggancia. Luoghi attraversati — Italia (Palermo, Bagheria, Misilmeri, Santa Flavia). Progetto di riferimentoImmersione Climatica. Quando gli Studenti Raccontano il Domani. Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo, 2026.

Idrisi promotore, in collaborazione con circa sedici istituti scolastici della provincia di Palermo e le amministrazioni locali dei quattro territori.


Ci sono parole che si somigliano nel corpo e si oppongono nel senso. Dispersione e immersione condividono la stessa radice del disperdersi e dell’immergersi, eppure indicano movimenti contrari: la prima allontana, sparpaglia, porta fuori dalla mappa; la seconda affonda, trattiene, porta dentro. Nei quartieri fragili di Palermo, Bagheria, Misilmeri e Santa Flavia, centinaia di adolescenti escono ogni anno dal perimetro della scuola non perché non sappiano stare al mondo, ma perché il mondo che la scuola racconta non li riguarda. La crisi climatica, di solito, arriva a questi ragazzi nella stessa forma astratta e distante di tutto il resto: un allarme, una statistica, un dovere. La scommessa di questa tappa è ribaltare il segno di quella parola. Fare del clima non un contenuto da trasmettere ma una soglia da attraversare — e usare l’immersione come antidoto esatto alla dispersione.

La pratica che si comincia ad attraversare tiene insieme tre gesti. Il primo porta la formazione fuori dall’aula, negli spazi aperti del territorio, dove circa quattrocento studenti tra gli undici e i diciannove anni imparano a leggere il proprio quartiere come paesaggio da conoscere e da avere cura. Il secondo li fa autori, non spettatori: attraverso un diario narrativo multimediale, una mappa di consapevolezza ambientale e uno strumento di autovalutazione delle competenze verdi, i ragazzi rielaborano ciò che hanno visto e lo restituiscono nella campagna collettiva “400 voci per l’ambiente”. Il terzo li conduce dentro una mostra immersiva che non si guarda ma si abita — una foresta sensibile che reagisce ai movimenti, un mare plastico, una sala dei futuri possibili — perché la resilienza climatica, qui, non è solo cognizione: è capacità di reggere l’eco-ansia, di stare in un gruppo, di immaginare un domani in cui valga la pena esserci. Da questo capovolgimento nasce il principio che regge tutto il percorso: prendersi cura dell’ambiente è il primo passo per tornare a prendersi cura di sé. È la stessa intuizione già osservata in ECHO — l’ambiente come ritmo da abitare — spinta un passo più in là, fino a diventare strategia contro l’abbandono.


Lezione per il Nuzhat. Alla dispersione non si risponde trattenendo, ma immergendo. Un ragazzo ritorna dove qualcosa lo riguarda; e il clima, quando smette di essere allarme e diventa stanza in cui entrare, lo riguarda. Educare, in questi territori, è costruire soglie in cui valga la pena rientrare.

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