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Tappa 7: “I bambini che leggono la mappa“

Infanzia, scuola, narrazioni che fanno spazio

Coordinata — Incroci, scuola, identità plurali. Luoghi attraversati — Italia (Sicilia, Misilmeri), Francia. Progetto di riferimento — Kids at Crossroads. Intersezionalità, diversità e inclusione. Risorse per la scuola primaria e dell’infanzia. Erasmus+ KA210-SCH, 2023–2025. Idrisi capofila con Réseau Canopé (ente del Ministero dell’Istruzione francese).

Esiste un pregiudizio molto resistente nell’educazione europea: che l’intersezionalità sia un argomento per adulti, o al massimo per adolescenti. Che i bambini più piccoli siano neutri — categorie ancora informi, identità in attesa di prendere forma, soggetti a cui si può rimandare il discorso sulle differenze a quando saranno abbastanza grandi da capirlo. Questa scheda dell’atlante nasce per dire che è esattamente il contrario. L’infanzia non è neutra: è già abitata dalle stesse linee di disuguaglianza che attraversano la società adulta — di classe, di genere, di origine, di abilità — solo che vi è esposta in una forma più indifesa, perché un bambino non ha ancora il vocabolario per nominare ciò che vive. Per questo la scuola primaria e dell’infanzia, quando è onesta, è l’incrocio più decisivo della mappa: è lì che si decide se le storie che il bambino sente raccontare sapranno includerlo o lo escluderanno per sempre dal sentirsi narrabile.

La pratica osservata, nel partenariato Italia-Francia tra Idrisi e Réseau Canopé, è che gli insegnanti della scuola primaria possono diventare autori di didattica intersezionale solo se gli si offre uno strumento concreto che parli alla loro pratica quotidiana. Non un manuale teorico calato dall’alto: un sussidiario fatto di storie, Storie all’Incrocio, che mette in scena infanzie multiple e differenti, e che invita il bambino a riconoscersi senza dover prima essere classificato. La sperimentazione realizzata insieme a numerose scuole primarie con minori opportunità territoriali — incluse classi della provincia di Palermo, come la scuola elementare Salvatore Traina di Misilmeri — ha mostrato che i bambini, quando incontrano nella narrazione scolastica una geografia di vite che assomiglia alla loro, sviluppano qualcosa di più della comprensione: sviluppano agency. Cominciano a chiedere, a riscrivere, a proporre. Diventano, anche loro, agenti del cambiamento di cui la scuola ha bisogno per funzionare.

Lezione per il Nuzhat. L’intersezionalità non si insegna ai bambini come materia. Si pratica con loro come geografia. Una scuola primaria che riconosce le mappe diverse da cui i suoi alunni vengono, smette di essere una scuola che integra e diventa una scuola che ospita. È un cambio di metodo, non di programma.