Patrimonio sacro, parola femminile, città che si racconta
Coordinata — Linguaggio civico, memoria, città del Mediterraneo. Luoghi attraversati — Palermo (Real Teatro Santa Cecilia). Opera di riferimento — La Santuzza, performance di teatro civico tratta dal libro omonimo di Cetta Brancato. Idrisi Cultura e Sviluppo ETS ha prodotto la messa in scena nell’ambito del bando del Comune di Palermo per la promozione del 400° Festino di Santa Rosalia, patrona della città. Real Teatro Santa Cecilia, dicembre 2024.
C’è una linea sottile che separa il patrimonio sacro dal patrimonio simbolico, e a Palermo questa linea è molto difficile da tracciare. Santa Rosalia non è soltanto la patrona della città — è la figura attraverso cui Palermo, da quattrocento anni, si racconta a sé stessa. È la santa che ha fermato la peste del 1624, è la giovane nobile che si ritirò sul Monte Pellegrino, è la Santuzza dei vicoli e dei rituali popolari. Ma è anche, come tutte le grandi figure simboliche tramandate nei secoli, una narrazione plasmata e riplasmata dai poteri che l’hanno raccontata — religiosi, politici, civili, accademici — e che l’hanno consegnata alla città in una forma sempre filtrata. La domanda che attraversa qualsiasi celebrazione civica importante, e che il quarto centenario del Festino rendeva inevitabile, è: di chi è la voce di Santa Rosalia? Chi la racconta, e da quale punto di osservazione?
La pratica osservata, dentro la collaborazione con Cetta Brancato e la produzione realizzata nell’ambito del bando comunale per il quarto centenario, è che restituire una figura sacra alla pluralità delle voci da cui è stata storicamente abitata non è un gesto di dissacrazione — è un gesto di precisione filologica e di giustizia narrativa insieme. Il libro La Santuzza di Cetta Brancato, da cui la performance teatrale è tratta, riprende la narrazione di Rosalia dal punto di vista di chi nei racconti ufficiali non aveva voce: le donne, i marginali, le figure popolari della Palermo antica e contemporanea che hanno vissuto la devozione come pratica quotidiana e non come liturgia istituzionale. La messa in scena al Real Teatro Santa Cecilia ha tradotto questa scrittura in un atto pubblico, dentro una cornice civica precisa: un teatro storico di Palermo, una committenza comunale, l’anniversario di un rito che appartiene a tutta la città. La performance non ha ridiscusso Santa Rosalia — l’ha restituita alla complessità delle voci che l’avevano sempre attraversata e che la storia ufficiale aveva ridotto a una sola.
Lezione per il Nuzhat. Il patrimonio simbolico di una città non si custodisce ripetendo la sua narrazione canonica. Si custodisce riascoltando le voci che la canonizzazione ha taciuto. Restituirle alla parola pubblica, dentro una cornice civica riconosciuta, è una forma alta di cura del patrimonio comune. La Santuzza ce lo ha mostrato per Palermo. Lo stesso metodo vale, nel Nuzhat, per ogni figura attraversata dal tempo lungo del Mediterraneo.

