Neuroscienze, arte, scuole che imparano a includere
Coordinata — Corpo, cervello, apprendimento incarnato.
Luoghi attraversati — Sicilia (Palermo, Bagheria), Belgio (Bruxelles), Croazia (Rijeka), Spagna (Barcellona).
Progetto di riferimento — NEUROART. Metodi artistici ispirati alle neuroscienze per un’educazione inclusiva. Erasmus+ KA220-SCH, settembre 2026 – agosto 2029.
Tappa dell’atlante — Voce 11. In dialogo con la Voce 2 (ELPIS) e la Voce 3 (TAI).
Idrisi capofila con Vision Tree (Bruxelles), The Rijeka Youth Theatre (Fiume), Internet Web Solutions (Barcellona), Liceo Ginnasio Statale Francesco Scaduto di Bagheria.
C’è una frase, nei fondamenti scientifici di questo progetto, che sembra scritta da un cartografo: il cervello costruisce mappe. Mappe neurali, tracciate a partire da segnali interni ed esterni, che vengono lette e rilette; i sentimenti emergono quando quelle mappe cambiano e il cambiamento viene registrato. È la neuroestetica contemporanea, ma è anche — quasi alla lettera — il metodo di al-Idrīsī: nessuna mappa nasce finita, ogni mappa si aggiorna con le testimonianze che arrivano. La scuola secondaria europea, però, continua a trattare l’apprendimento come se le mappe fossero tutte uguali. Gli studenti neurodivergenti — DSA, ADHD, profili cognitivi che non coincidono con il tracciato atteso — vengono letti come deviazioni da correggere, e l’abbandono scolastico implicito cresce mentre più della metà dei sistemi educativi europei dichiara, sulla carta, di includerli.
La domanda con cui il progetto parte, attraversando quattro paesi e otto scuole, è se l’arte possa essere il luogo in cui le mappe diverse si riconoscono invece di scontrarsi. Non l’arte come ora di svago, ma come metodo strutturato: teatro, arte visiva, movimento, dentro un quadro che il partenariato chiama ARTE — Artistic Representation Through Embodied Experience — e che poggia su neuroplasticità, apprendimento multimodale, cognizione incarnata. Il corpo come strumento di conoscenza, non solo la mente. Centoventi insegnanti formati in quattro paesi, duemilaquattrocento studenti attraversati in due cicli pilota, un liceo di Bagheria che ha già attraversato con Idrisi la tappa del teatro sociale e ora porta quella grammatica dentro le materie curricolari. Ciò che il Nuzhat vuole osservare non è il dato di risultato — quello lo misurerà il progetto — ma il momento in cui un insegnante smette di chiedere a uno studente di adeguarsi alla mappa e comincia a leggere la mappa che lo studente disegna.
Lezione per il Nuzhat (ipotesi di partenza). Se ogni cervello disegna la propria mappa, includere non significa portare tutti sulla stessa. Significa costruire un’aula in cui le mappe possano essere lette. L’arte, forse, è la lingua in cui questa lettura diventa possibile. Lo verificheremo fino all’agosto 2029.

